Cielo che taglia il respiro, luce e bagliore diffuso fra i capelli smossi da un'aria profumata... tonalità autunnali, sere arancioni che danno risalto ai colori della campagna e il foraggio brilla in contrasto, con gli occhi che si attivano in modalità gaussian blur... le prime giacche, il fresco pizzica un pò di più, i finestrini si chiudono, il naso arrossisce la domenica mattina nella lotta in controvento in bicicletta. Non ho ancora digerito l'estate che di là cucinano l'inverno.
Giorni da attraversare, buttarsi nel traffico di parole, viaggi mentali infiniti dove prendere la rincorsa per fermarti, televisione lontana logorroica di reality e cronaca nera, cuore pulito deframmentato e baffi di cioccolato.
Ricordi come more selvatiche spillano nel fianco.
Pausa infrautunnale -
and the same still remain- in attesa... in attesa di quel che sarà, nel contempo tra un mese già si avvierà la magica invasione di lucine e decori, l'ondata di businnes che fa sorridere e sperare i bimbi, sempre più dedicati alle letterine, alla favola di gesù, renne, slitte, lavoretti, smaniosi di quella notte speciale in cui quel simpatico omone obeso, che passa in trenta centimetri di diametro di camino (ma neanche miss italia), consegna i pacchetti a finire ordinati in stile mamma sotto l'albero.
Scoprii l'inesistenza della befana quando notai le stesse caramelle di sempre.
Ricordo ancora quella mattina... avrei solo preferito più delicatezza nello schiocco a sveglia da un bel sogno. Non so, è stato tipo Jucas Casella quando disincanta i suoi ipnotizzati. A sberle.
Così arriverà puntuale come sempre quella sfarzosità travolgente incurante di tutto. Peccato che alcuni la chiamino stress.
E' così bello donare qualcosa.
E' così bello il periodo natalizio, da prendere senza sonoro, da svincolare dal meccanismo commerciale... il segreto forse sarebbe quello di rinfrescarci con quell'essenza ancestrale che pian piano e silenziosamente se n'è uscita da noi, durante conflitto con l'asprezza della realtà.

Come quando capeggiavamo tutto ciò che ci circondava in braccio a papà. Come quando giocavamo con le macchinine e parlavamo a voce alta con l'amico immaginario. Come quando vendevamo i topolini sul banchetto fuori casa. Come quando ci attiravano le pozzanghere e i lombrichi li prendevamo con le mani. Come quando ci sporcavamo tutta la faccia con il gelato. Come quando salutavamo gli aerei e i treni. Come quando piangevamo nascosti e aspettavamo che arrivasse mamma a consolarci. Come quando la neve era bella e fuori si resistevano le ore inzuppati di freddo. Come quando la sera non si voleva andare a letto. Come quando i nonni ci raccontavano le fiabe. Come quando ci si picchiava per un gioco. Come quando si andava al lago e si mangiavano le brioches sulle sdraio ripiegabili. Come quando ci facevano le foto ed era una noia. Come quando ci si appendeva ai pantaloni di papà per imparare a pattinare. Come quando ci si spellava un ginocchio. Come quando si era a letto con la febbre e contenti di non andare a scuola. Come quando quella febbre non volevamo che passasse...
...come quando arrivava il natale...
...riassaporarci un pò...
non fa male, massì che no.
Già... è ancora presto pensarci
ma l'attesa... mi rapisce