sabato, 19 aprile 2008


 

 

Un metro per cintura
il grillo parlante
di una coscienza tarlata

bruchi nel cervello
i canoni estetici
che misurano corpi

~ come muri di cantiere ~

la mela perde la polpa
e tra i denti
un torsolo insapore.

Pensa se nulla
da quel ramo
avesse richiamato Eva

rotondità di forme
dal morbido succo
che disfano il paradiso

Dove saremmo
e chi saremmo... ora

ed è

favola amara
se poi muore biancaneve
masticando

la società

 

 


di keishia alle ore 12:59



venerdì, 11 aprile 2008


 



S'era detto
del peccato originale
per un frutto di troppo,

poi disposero gli uomini
dietro le trincee
in gradi di valore

~ a darsi fuoco ~

e sotterrare
bombe di peccato
in avanzi di rancore.

A passi innocenti
e felicità ammanigliate 
piccoli angeli esplodono

~ traditi da un gioco ~

S'era detto
"chiunque prega il divino
avrà il suo paradiso"

poi distrussero l'idolatria
sulla via della seta

e dei Buddha di Bamiyan
rimase l'eco delle preghiere,
nelle grotte e nei monasteri

~ foga senza scopo ~

S'era detto
che la maledizione di un Dio
non si curasse dell'uomo

eppure a volte
le mine non sanno imprimere
nel cielo inchiostri di morte

quando ancora un bambino,
bagnato di macerie,
coglie l'infingarda mela verde...





 


di keishia alle ore 14:27



martedì, 08 aprile 2008


 



*presa in rete

Inseguo la moltitudine
la sua intrinseca violenza
che mi resta sul palmo
come germoglio e poi fiore

gioco tra petali rotti
e steli di memorie arrese
sul grido che frena il vento
col fiato dell'aurora

Ed è vita
questo verde tremare
questa favola
di speronati lamenti

a braccia tese
sul filo di spine
che buca le vene
in sere di rame

Che nell’attesa
sogni a rendere evadono
con corde di sangue
dall’appeso cielo



 



Morfea77&keishia




grazie Antonella... è un immenso regalo per me... ti abbraccio




 


di keishia alle ore 00:11



venerdì, 04 aprile 2008


 

il volo leggero
dei petali verso est,

è mina d'inverno
che scrive il respiro
di un sole che non c'è,

è rossa speranza
in gocce di rugiada
che satura il cielo

{ e i fiori di domani }

quel tempo
che arriva dopo
un'era a ponente,

che contava le dita
nel lago delle ore.

Ho perso le impronte
sui miei profili
in un giro di lacrime

deserto e luna,

e poi la neve,
brina e neve
sulle foglie

{ e nei pensieri }

Perchè pioveva via
il colore dalle mani

sulle sbarre antiche
delle prigioni,
dei venti senza vetro,

a sud
dalla clessidra,
nei palmi di ruggine
e polsi di catene.

Ed ora questa brezza,
è danza di febbre
nel freddo del buio

{ e il sudore dei sensi }




 


di keishia alle ore 00:20