mercoledì, 04 marzo 2009


 

Pallide ali in bocca
senza labbra dentro il filo
scrolla dita per smuovere
passi oltre il corpo

Vuoto in sè cerca occhi
disegna linee nelle mani
per sovvertire il destino
di un dentro che può vivere

una per ogni nome
zero per ogni ragione
che non sia voce
ma suono che si conduce

inscatolato nel cembro
in suppellettili di cotone
è anticato nei gesti
delineati sul suo volto

L'arto esterno punisce
l'indipendenza di scegliere
il pensiero da accordare
oltre corda entro vetro

una per ogni sole
zero per ogni stagione
che non sia sguardo
ma pupilla in controluce

Ruota il bilancino
il braccio ed il refe
e smidolla in cera
un volto ch'appena c'era

il mafiomarionettista
che ventriloquia alibi
e pioggia in ciglia flebili
col filisteo dei farisei

 

 


di keishia alle ore 11:23



mercoledì, 14 gennaio 2009


 

E poi all'improvviso
un fumo scuro
e un odore   umano
disperso nell'aria

vuoto dentro il cielo
il grido spento
delle anime dissolte
fu preda del VeNtO

fino al sentiero
stretto e silenzioso
dritto al recinto
di polvere d'O
ssa

-Prima del nero-

schermato in un sorriso
sdentato ed innocente,
tra due gote sporche
sopra il pigiama a righe

Tu
Porta l'anima
sulle tracce
di quelle ore

tra i binari storti
nel solco di una cariola
e sull'ombra macabra
dello
stemma incrociato

Scottava la terra
lì, dove nemmeno l'inferno
appariva diverso

Prova a scavare piano
dentro quella verità
avulsa dalle bocche
liofilizzate di sproloqui

Prova a passare lenti
gli occhi sulla storia
e infilali nelle punte
di quel
filo spinato



immagine del film "il bambino con il pigiama a righe"

 


di keishia alle ore 16:44



venerdì, 06 giugno 2008


 


Stretta sotto un velo
vibra e poi soffoca
un "misero" pensiero

Nascere donna
e vivere il tempo
solo con gli occhi.

Un tramonto di cera
sul nido dei silenzi
tra i respiri ferrosi

nella ruggine di un giorno.

E poi la nuova prigione
domani spiomberà in fretta
anche le mura materne,

quelle che dei sogni
reggono il sottile cielo,

quelle che ad ogni alba
perseverano nell'ombra:

-Le Sue Speranze-
Dietro una grata
sfatta di stoffa.

Ha lividi del male
dove il castigo
di una religione

ha battuto sulla carne.

Ha paura di vedere

cosa sarebbe
se un colpo di vento
sollevasse quel velo.

Nooria
chiude gli occhi

e spegne al "volto"
anche l'ultima luce.

 






 


di keishia alle ore 09:36



lunedì, 26 maggio 2008


 

Questa mattina, mi sono svegliata...
Quante cose cambiano ogni giorno, ogni ora, ogni respiro, ma la mia mano destra rimane a destra e la sinistra resta mancina. Mastelliani a parte, ci sono posizioni che mai nessuno cambierà.
C'è un fiume che scorre, lungo la sua coordinata geografica a raccontare la storia, gli onori, le guerre. Non come i giornali, esso dipinge il ritratto del tempo, ma non parla e le mie mille domande generano cerchi concentrici che sbattono sulle sponde.
Dov'è l'informazione? Dov'è l'imparzialità?
Le cose cambiano, i valori si stracciano. Gli occhi si posano sull'essenza neutra e stampano pensieri distorti, poi le bocche svuotano parole come palline luminose che addobbano gli abeti a natale. Effetti luminosi i giochi di potere. E la giustizia? Servono soldi, troppi soldi e poi forse avrai dei sarti perfetti che cuciono su misura. Mai mettere le mani in quelle tasche, forse scopriresti che non hanno un fondo oppure potresti cadere nei loro buchi neri, perchè hai visto troppo: Ehi tu!... ora scegli, o lo struzzo o la morte.
Il coraggio delle idee.

Chi lo ha viene tacciato.
Chi non lo ha viene esaltato.
Le belle parole contano, gli italiani lo hanno mostrato. Votando.

Sto annegando di vergogna nelle pagine pure di un libro che porta un nome. Un giornalista, un autore, un maestro, un uomo, un eroe. Marco Travaglio.
"Mani sporche", ma davvero è così che ci piace?
Una carezza che lascia le tracce, quella di mamma Italia






"Alla fine il reato
più grave diventa
quello di chi racconta
certe cose, anziché
di chi le fa.
La colpa non è dello
specchio, ma di chi
ci sta davanti
"
enzo biagi

 




 


di keishia alle ore 15:04



mercoledì, 21 maggio 2008


 

Raccontava dell'amore
ma a lui
piacevano le donne

catramava il cielo
e dipingeva d'azzurro
l'asfalto di vetro

Raccoglieva un fiore
e stringeva tra le mani
l'esile stelo

-appassito-

Cercava delicatezza
per sentire un profumo
nelle sue dita

-di fango-

Tu ingoia questo veleno
e gridalo dagli occhi
tracciando l'urlo

-nessuno è in ascolto-
n e s s u n o    parla
mentre lui  si tocca.

Il silenzio è una storia
di schiavi del potere
e lussuria ch'incalza

a sussurrare dalla gola

"bambina hai la gonna
e sei curiosa di sapere
-è solo tua la colpa-"

Raccontava favole
ma a lui
piacevano i bambini




 


di keishia alle ore 00:09



martedì, 13 maggio 2008


 

La critica.
Qual'è il valore di una critica non costruttiva?
L'unità di misura dei cervelli.

Sarà che io cammino con le mani in tasca, guardando il cielo, col vento tra i capelli. Sarà che litigo con le stelle e poi guardo le mie mani. Sarà che lo specchio non rende mai giustizia e porto il peso dei miei mille difetti nello zaino pesante dei giorni. Quello che lascio cadere dalle spalle per correre... correre per le valli verdi delle mie speranze, con le piccole margherite che contornano i miei colori.
"Lascia che sia la sera..." canta Gianna Nannini... e la sera mi pastella gli occhi di miracoli, con gli occhi dietro ai capelli, sull'angolo dei tetti, una penna e il mio mondo controvento.
Dove passa il treno, sì, già l'ho scritto.
Cosa conta il parere di un altro? Un consiglio lo afferro al volo, ma la mia idea resta... per costruire un pensiero serve il pluralismo. Il dibattito, lo scontro. E forse un nuovo ideale, che si forgia dietro le scintille, nell'attrito.
La terra è nata da un'esplosione.
E la mia idea vale quanto quella di un altro, ma mai prenderà la sua stessa forma...

C'era un detto, una favola, un aforisma... non ricordo bene.
Protagonisti: un asino, un bimbo, un vecchio.
Dovevano scendere a valle, lungo una montagna, per tornare a casa. Il vecchio sull'asino e il bimbo a piedi, con le mani sulle corde. La gente del primo paese, lungo la via, osservando pensò ad alta voce: "Povero ragazzo, con che cuore quel vecchio lo lascia a piedi standosene comodamente seduto?"
I due si guardarono, confusi... e si diedero il cambio. Un certo imbarazzo, negli occhi dell'anziano signore e un forte senso di colpa verso il giovane.
Al paese dopo, la gente che vale meno di "gnente", gente che non osserva ma muove il labbiale non sapendo come impiegare il fiato... pensò... "ma come... un ragazzo sull'asino e un povero vecchio a strascicare i passi??? ma dov'è finito il rispetto per gli anziani, l'educazione?"
Il ragazzino scese.
Spesso il giudizio porta ad una riflessione. Ti senti in colpa con la coscienza pulita e non sai come scusarti, dal momento che non hai nemmeno un apparente motivo per farlo.
Ora erano entrambi a piedi, con le corde nelle mani, a guardare le punte delle loro scarpe.
Un'ora dopo, quasi a valle, un bar popolato sulla strada di passaggio.
Gente col bicchiere in mano, nonne, mamme e bambini, ragazzi con gli occhiali da sole a ridere sui muretti.
Quando passa qualcuno, hanno quella strana abitudine, di osservare in silenzio e poi parlare sottovoce, le comari.
Si udi benissimo invece.
"Ma che stupidi quei due, hanno un asino e non lo sfruttano".

Per citare un grande e volendo completare la rima, dico Dante:
"non ti curar di loro, ma guarda e passa"

Ergo la nostra idea... vale mille voci, mantienila sempre...

Besos y suerte ;)

Francy




"vedi, un po’ di coraggio e certe puttane, vanno punite
e che diamine! Qua ci vuole sicuro un po’ di moralità
ma la gente non lo sa che...
Federica ha quindici anni, anche se una donna è
così la gente vede il male, anche dove non ce n’è...
"
-Ivan Graziani-




 


di keishia alle ore 12:35