giovedì, 30 luglio 2009





Giorni d'estate e passi accesi di sole. Con le nuvole sopra, a disegnare forme in cielo, nuvole che piovono giù ricordi, come palloncini in volo al contrario. E io tiro i fili, per scoppiare i colori... per riavere quei sapori...
Chiudere gli occhi un momento, le forme, quelle forme che osservavo dal terzo piano. Lì, seduta sul davanzale, con due mani dietro, a reggermi l'equilibrio.
Quell'equilibrio che poi col tempo devi imparare a reggere tu.
Siamo tutti sul ciglio del tempo, sui bordi degli abissi degli attimi. E precipitiamo a volte come Alice a volte come il Bianconiglio.
Di fretta o favole.
Ammaccati e coscienti, di dolori e rimpianti, di gioie e apici di felicità. Siamo dentro un corpo che vive e che ci porta ai confini delle nostre scelte, davanti ad una corte di giustizia, la nostra ragione. E col sangue nelle vene si stracciano scenari, si slacciano le catene. Fuori dalle sbarre, nel piccolo quadro di terre e colline, appeso alla parete dei sogni. Con le mani sul muro e il respiro di ritorno. Con le mani sulla pelle e il fiato corto in una stanza. Con le mani nella terra, a scavare un temporale, a sgridare la vita.
Sono le scene del tempo di tutti, storia di molti, storia di alcuni.
E lì, con due grandi mani dietro la schiena inventavo disegni, dentro le nuvole. C'era chi mi ascoltava gl'incanti, perplesso e stupito, forse anche solo per gioco. Il gioco meraviglioso di far sentire unico e speciale un bambino, nella sua semplicità. E finire poi su una panchina, con l'amica dei miei giochi, a ridere di niente. E poi piano, sedersi un giorno sul marciapiede, con le mani sulle ginocchia, a togliere le rotelle, per cominciare la corsa della vita... fino a quelle mie mani di profumo, dietro un vetro bagnato di pioggia ed un tergicristallo in sfida ai secondi. E poi ancora lune, lune sopra i mari e sotto i cieli di cime scure e notti profonde. Con le dita sul pavimento e tende dietro il vento. Di fumo e d'aria in spirali e fili di magia. Di respiri incrociati, bottiglie vuote, sigarette spente e cenere sparsa, sui ritagli di poesie, inchiostro e appunti d'ogni cosa. D'ogni ricordo, d'ogni persona, d'ogni bocca passata sul cuore. Di musica dietro la porta, di mani sugli occhi ad indovinare l'ombra. Di festa e vita in concerto.
In prima fila, a scivolare le dita sulla transenna, con le canzoni in gola a schiacciare l'anima di sogni e note.
Il segreto della vita è "Sentire". Vivere quello che senti. A massimo volume... Quando si può e come si può. Chiudere gli occhi e lasciarsi andare, nel refolo melodico che accarezza i sensi... lasciarsi trapassare da una canzone, da un'emozione e scivolare di schiena sul brivido in discesa...

"... Rimini allora, era la nostra bandiera
Era  il biglietto... di sola andata..."

Il segreto è che si ha bisogno di mano dentro un'altra, che possa reggere l'equilibrio, per un soffio, per un respiro... perchè si ha bisgono di chi come te, un giorno verrà e vorrà correre nella vita dopo aver contato le nuvole e la fantasia, un giorno così, di sole, in bilico sul davanzale del terzo piano. 

 




Tra i passi di danza di keishia
Alle ore 16:02 - Permalink





lunedì, 26 gennaio 2009


D'aria il respiro di mantice
smuove lievi ali sorde
dal bandoneon sulle gambe
diatonico tra le pieghe

a sud da quello sguardo

che segue solo me

io che più non posso
differirmi in questo tango
inguaino la mia vita
nei lungomari in assolo

Sfrigolate in prosodie

tra i registri acuti
e refrain sincopati
d'arcolai e filatrici

scalinano partiture

in un dialogo di mani
e volti sulle spalle
a quattro quarti di sole
su tacco milonguero

~Torme di Pathos~

 e il lunfardo
nella tangueria
 est l'envers
de lo que usted piensa

 dentro de mi alma
arrêtée au seuil
 de la media luna

lascio gomitoli di strofe
dipanarsi tra quei passi
e una musica popolare
ad orchestrare il mio tempo

~







Tra i passi di danza di keishia
Alle ore 14:43 - Permalink







Immagine dell'Header -But she Knows- di Lucem (with written permission)

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