
E di mani s'intarsiava
il lento destino a divenire
fiaba corrugata a mezzo sole
nell'astro fermo sul giro delle ore
perchè non respirava,
la bellezza d'essere uno
nei tanti che si era
a mani a fiumi e fiumi a mani
a specchi divisi in sguardi, assenti
e sì presenti, nell'intreccio parlato
dal sussurro sfiorato appena
chiuso nel palmo, imbroccato di silenzi.
E di pelle s'inarcavano
brividi spezzati sui pavimenti
e sospiri tra le dita, a labbra recise
sul muto sentire di lingue in danza.
Non bastava il tempo
del giorno che geometrico spegneva
gli urlati sensi imperfetti
nell'alcova buia dei risvegli
-di un amore che mai è notte
all'imbrunire dei miei sogni-














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